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AID associazione italiana dislessia

Noi Scuola al Convegno AID - Associazione Italiana Dislessia

Molte persone di successo erano dislessiche, ma questo non ha impedito loro di realizzare i propri sogni.
Noi Scuola ha presenziato al convegno tenuto dall' AID (Associazione Italiana Dislessia) per offrirvi un servizio sempre più professionale , serio ed efficiente.

Open Day scuola Orazio Pomezia - 17 Dicembre 2016

Open Day scuola Orazio Pomezia - 17 Dicembre 2016.

Open Day scuola Orazio Pomezia - 17 Dicembre 2016.

 

Bravissimi ragazzi e professori nella realizzazione di questo evento . Poi... io con alcuni dei miei splendidi alunni. Un bacio anche a quelli che non c'erano. Veramente una bellissima mattinata !

noi scuola di Carla Badalamenti
Ostia: asilo al mare

È nato il primo Asilo del Mare al mondo ed è a Ostia

È nato il primo Asilo del Mare al mondo ed è a Ostia    

Convinti dell'importanza dell'educazione all'aperto e a contatto con la natura, gli ideatori del primo Asilo nel Bosco d'Italia hanno ora deciso di dar vita al primo Asilo del Mare del mondo. Il litorale di Roma sarà la grande aula che accoglierà i bambini che, a partire da gennaio, sperimenteranno per primi il nuovo progetto educativo in partenza ad Ostia.

Bambini che corrono in spiaggia, fanno castelli con la sabbia, esplorano canneti e giocano fra i gabbiani. E non lo fanno d’agosto sotto il sole bollente e in mezzo a una folla di turisti accaldati, ma tutti i giorni dell’anno durante le ore di scuola.

 

Riuscite a immaginarlo? Ebbene, fra pochi giorni – a gennaio – sarà realtà, con l’apertura dell’Asilo del Mare di Ostia, un progetto dell’associazione Manes in collaborazione con la Lipu e l’Istituto Comprensivo Amendola Guttuso di Ostia.

“Mare”, da sempre, è sinonimo di “vacanza”. E “vacanza” è contrario di “scuola”. Dunque ci vuole una buona dose di follia per fondere i due opposti e portare la scuola sul mare. Ma – e questo lo sapevamo già – follia e creatività non mancano a Sabina Bello e Danilo Casertano dell’associazione Manes, ideatori del primo Asilo nel Bosco d’Italia (diventato da quest’anno anche Elementari) che adesso hanno deciso di far partire questa nuova sperimentazione educativa.

 

Abbiamo chiamato Danilo e Sabina per farci raccontare meglio in cosa consiste la loro nuova avventura, a pochi giorni dalla presentazione ufficiale che si terrà il 22 dicembre.

 

Dal bosco siete arrivati fino al mare, il progetto continua ad evolversi: cosa cambia e cosa resta uguale?

L’approccio pedagogico resta lo stesso, i principi sono sempre quelli dell’outdoor education. Cambia soltanto la cornice, con tutto quello che comporta ovviamente. Ad esempio il rapporto con l’acqua, ancora tutto da esplorare. L’introduzione di questo nuovo elemento ci mette di fronte a nuove sfide educative e limiti da capire e individuare. D’altronde finché non iniziamo non li scopriamo.

 

Ma quindi siete i primi al mondo?

Dalle ricerche che abbiamo fatto sembra proprio di sì! O perlomeno i primi ad averlo inquadrato con questa formula. D’altronde siamo in Italia, la terra del sole e del mare, l’Asilo del Mare non poteva che nascere qui da noi. In Germania, dove l’outdoor education è molto sviluppata, gli asili nel bosco sono tantissimi. Ma l’educazione all’aperto si fa in base al luogo dove ci si trova: qui ad Ostia non vivere il mare era un’assurdità.

È pubblico o privato?

È un asilo pubblico, accessibile a tutti, grazie alla convenzione con l’Istituto Comprensivo Amendola Guttuso di Ostia che ci ha messo a disposizione una classe per le (poche) ore di lezione al chiuso.

 

E la Lipu (Lega italiana protezione uccelli) cosa c’entra?

C’è un’oasi della Lipu proprio qui vicino, nella zona salmastra vicino al porto, con cui collaboriamo da tempo. Abbiamo stretto una collaborazione per cui i bambini potranno spendere una parte del loro tempo all’interno dell’oasi, esplorarla, partecipare alla liberazione di un animale selvatico curato.

 

 

Un nuovo piccolo mondo è nato ad Ostia. Un asilo che, è importante ricordarlo, ha sede in una delle zone più problematiche e malfamate d’Italia, nota ai più per l’omicidio di Pasolini e la presenza di una microcriminalità diffusa e permeante. Anche in questo sta la forza dell’iniziativa, che inventa un modello educativo all’avanguardia e lo mette a disposizione di un luogo periferico e marginale, degli ultimi.  

 

Questa volta sarà il mare, anziano maestro, ad insegnare ai bambini (e a genitori ed insegnanti) come navigare tutti assieme, ciascuno seguendo il proprio vento e le correnti, tracciando fra le onde la scia del proprio percorso.

 

 

Fonte: italiachecambia.org

noi scuola roma

12 Dicembre 2017: colloqui con i docenti

12 dicembre: cominciano i colloqui pomeridiani tra docenti e genitori, con un primo bilancio di questi mesi di scuola.

Se avete bisogno di un aiuto, un consiglio, un supporto, non esitate a contattarci ! Siamo sempre a disposizione dei vostri ragazzi . Per info 347/2329591

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Compiti a casa, 5 concetti-chiave per i genitori!

Compiti a casa

 

Un argomento molto dibattuto e non soltanto in Italia, per i risvolti che ha sulla vita familiare. Spesso basta poco per arrivare a pianti e urla. Così i fine settimana invece di rigenerare genitori e figli si trasformano in (inutili) match.

Per trovare alcuni consigli utili per i genitori, nostrofiglio.it ha partecipato a una giornata di studio sul tema promossa dal Servizio di Psicologia dell’apprendimento e dell’educazione (SPAEE) dell'Università Cattolica di Milano. Ecco che cosa ne è emerso.

1) I compiti a casa sono utili per il bambino

Secondo Manuela Cantoia, coordinatrice delle attività formative dello SPAEE ed esperta in psicologia dell'apprendimento, i compiti a casa sono utili ai bambini e alla loro crescita per i seguenti motivi:

aiutano il piccolo alunno a confrontarsi con la dimensione del dovere, fanno imparare la fatica;

sviluppano la capacità di organizzarsi del bambino e diventa più autonomo;

attraverso il lavoro a casa, un bambino impara a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza e determinazione al perseguimento dell'obiettivo;

a casa, il bimbo può essere più o meno bravo, questo non è il punto essenziale. Quello che conta è la sfida ad andare avanti lo stesso e non mollare. “Ricordiamo che in molti casi il rifiuto verso una situazione è legato alla paura di fallire,” dice la psicologa.

Certo, non è facile 'convincere' un bambino che i compiti sono utili soprattutto per lui. Per lui sono un obbligo e tolgono tempo al gioco. Sbagliato, secondo la psicologa, ostinarsi a dire che i compiti sono qualcosa di divertente.

“Per i bambini, i compiti sono un dovere e, quindi, noiosi a priori. Un compito è quello che è, non ha molto senso associarlo all'idea di divertimento che crea confusione anche nel bambino,” dice Cantoia, coordinatrice delle attività formative dello SPAEE ed esperta in psicologia dell'apprendimento.

2) Evitare lo stress si può, con le buone abitudini

Il primo passo per abituare i figli a svolgere i compiti senza troppe proteste, in modo sempre più autonomo, è quello di seguire una serie di semplici (ma efficaci) accorgimenti. Anche con l’aiuto di Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dell'educazione e dello sviluppo, ecco alcuni consigli ai genitori.

Quando fare i compiti Non lasciate al caso lo spazio di tempo dedicato ai compiti. Per i bambini è importante l’organizzazione. All'inizio, è indispensabile essere anche un po' prescrittivi: se si decide, per esempio, di dedicare ai compiti il sabato mattina, è così, punto e basta, non si deve fare altro. Un approccio del genere, aiuta il figlio a imparare ad autoregolarsi.

Dove fare i compiti Il luogo dove fare i compiti deve favorire la concentrazione dei bambini. Quindi, se i compiti vengono fatti nella cameretta, la stanza deve essere in ordinee soprattutto lo deve essere la scrivania. Inoltre non ci devono essere in giro giochi, videogiochi, tv , palloni o altre cose che possono distrarre il bambino. Se la cameretta viene condivisa con un fratellino/sorellina o è impossibile fare ordine, forse potrebbe essere il caso di trovare un luogo alternativo. Per esempio, il tavolo della cucina o un angolo della casa dove c’è una scrivania e una sedia.

Un aiuto quando serve Il genitore che ha più pazienza, si assuma l’incombenza di dare una mano al bambino che chiede aiuto o che non capisce qualcosa. Meglio metterselo bene in testa: rimproveri e urla servono soltanto a stressare il bambino e a minare la fiducia nelle sue capacità. Quello che dovrebbero fare i genitori è esattamente il contrario: dare fiducia e evidenziare i risultati positivi (è quello che gli psicologi chiamano rinforzo positivo). Leggicome coltivare l'autostima

Cosa fare se sbaglia Quando il genitore nota un errore, dovrebbe invitare il bambino a rileggere e a capire che cosa sbagliato. Inutile invece mandare a scuola il bambino con i compiti perfetti se poi non ha capito il concetto. Anzi, può anche essere deleterio perché la maestra non riuscirà a capire l’effettiva preparazione del bambino.

Controllo o non controllo? All'inizio del percorso scolastico, è meglio controllare, per esempio, che il figlio si ricordi di fare tutti i compiti (non solo quelli che preferisce!) o che porti il necessario per disegno o educazione fisica il giorno giusto. Ma poi, piano piano, il controllo deve diventare sempre meno stretto e, soprattutto, l'adulto non deve sostituirsi al figlio e fare le cose al posto suo. Il bambino cresce, diventa più responsabile e autonomo e impara anche a gestire la sua vita a scuola. Naturalmente, ogni bambino ha i suoi ritmi, mamma e papà devono rispettarli e capire quando il figlio è pronto a una maggiore autonomia e non ha più bisogno di una costante 'supervisione'.

3) Mamma e papà devono dare sostegno e fiducia

Secondo Marisa Giorgetti, ricercatore del Dipartimento di Psicologia, il concetto chiave è 'esserci'. Che cosa significa? “Il genitore deve offrire al figlio un sostegno emotivo alla sua fatica, mostrare comprensione e aiutarlo a sviluppare il senso di responsabilità e la capacità di applicarsi”, spiega la psicologa.

Inoltre, deve dare fiducia. “E’ molto importante incoraggiare il bambino quando è impegnato nei compiti. Il genitore può/deve rassicurare il figlio con un atteggiamento positivo. Il messaggio che deve trasmettere è: 'Dai, va tutto bene, puoi farcela!'.

Non solo. L'adulto deve diventare “complice del bambino nella capacità di sormontare gli ostacoli. Questo non vuol dire fare i compiti al posto suo, ma al contrario accompagnarlo, se necessario, a superare gli scogli”, dice ancora la psicologa.

La presenza del genitore ha anche “la funzione di sostenere l'autodisciplina: con il tempo, il bambino si metterà da solo a fare i compiti, in modo autonomo, senza troppe sollecitazioni da parte di mamma o papà”, dice Giorgetti.

Sulla stessa lunghezza d'onda, anche Annella Bartolomeo, psicologa e psicoterapeuta, che sottolinea quanto l'ambiente familiare svolga un ruolo significativo nei confronti del successo scolastico del figlio. “La famiglia dovrebbe alimentare l'autostima del figlio, è fondamentale trasmettere al bambino l'idea che può farcela a svolgere quel compito. Altrettanto efficace è mostrare interesse verso i compiti a casa, sollecitando, piano, piano, l'autonomia del bambino”, dice l'esperta.

4) Il protagonista è il bambino, non il genitore

Il bambino deve sentirsi protagonista della sua esperienza scolastica, è molto importante. I genitori devono sostenerlo e essere presenti ma, attenzione, non sono loro a tornare tra i banchi di scuola.

“Appena inizia la scuola, questo obiettivo, chiaro per il mondo della scuola, deve esserlo anche a casa, per la famiglia - dice la docente di psicologia Emanuela Confalonieri. Occorre, dunque, sostenere un percorso di autonomia del figlio per ogni aspetto della vita scolastica - compiti, materiali, organizzazione - anche tra le pareti domestiche”.

Con il tempo, la famiglia può anche aiutare il figlio a capire che, se all'inizio si studia per fare contenta la mamma o la maestra – in realtà, imparare cose nuove ha un senso per se stessi e non per gli altri o per il voto”, sostiene la docente.

Questo è un percorso graduale, che richiede tempo e maturazione, e cambia per ogni bambino. All'inizio, quindi, può essere necessario insistere per fare i compiti. “Nel primi tempi a scuola, ci sono bimbi che fanno una reale fatica, stanno male - dice l'esperta. Si può provare a stargli accanto e poi lasciarli 10 minuti da soli a fare i compiti”.

Secondo la psicologa, a volte, “i genitori nutrono grandi aspettative verso il figlio, e ci tengono che vada a scuola con i compiti ben fatti - ed ecco la tentazione di farli al posto dei figli! -. In qualche modo, insomma gli adulti si sentono valutati. Questo atteggiamento, però, non aiuta il bimbo a imparare e diventare sempre più autonomo”.

5) Il bambino dice no. E se mascherasse un disagio?

Il bambino si lancia in mille scuse e pretesti per evitare i compiti? Secondo la psicologa e psicoterapeuta Annella Bartolomeo, questo comportamento potrebbe anche essere un segnale di disagio e non un semplice capriccio.

Oltre che parlare con il bambino (o tenendolo sotto osservazione per un po’), “potrebbe essere importante confrontarsi e parlare con gli insegnanti”, dice la psicologa per capire meglio il contesto scolastico e della classe (rapporto con gli insegnanti, rapporti con i compagni per esempio) oppure se ci sono problemi di apprendimento.

Per Bartolomeo se il bambino è in fase di opposizione con i compiti è molto importante anche evitare insulti, ricatti o punizioni perché generano “solo un vissuto di impotenza e rabbia nel bambino. E con il tempo, si rischia di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola”.

A volte, inoltre, bisogna tenere conto che il carico di lavoro assegnato può essere davvero troppo pesante. “Le scelte didattiche possono anche non essere adatte a tutti gli alunni,” osserva Bartolomeo.

Infine, si tenga presente che le nuove generazioni vivono con insofferenza “la noia e la mancanza di eccitazione, quindi per loro 'rassegnarsi' o capire l'importanza dei compiti a casa è un po’ più difficile rispetto alle generazioni precedenti”, conclude Annella Bartolomeo.

 

Fonte:NostroFiglio.it

25 modi per chiedere a tuo figlio come è andata a scuola

25 modi di chiedere a tuo figlio "com'è andata oggi a scuola?" senza chiedergli "com'è andata oggi a scuola?"

25 modi di chiedere a tuo figlio "com'è andata oggi a scuola?" senza chiedergli "com'è andata oggi a scuola?"

 

Qual è la cosa migliore che è successa oggi a scuola? (Qual è la cosa peggiore che è successa a scuola oggi?).

2. Raccontami qualcosa che ti ha fatto ridere oggi.

3. Vicino a chi ti vorresti sedere in classe? (E vicino a chi NON ti vorresti sedere? Perché?)

4. Qual è la zona più bella della scuola?

5. Dimmi una frase buffa che hai sentito oggi. (O qualcosa di buffo che qualcuno ha detto)

6. Se chiamassi la tua maestra oggi, cosa mi direbbe di te?

7. In che modo hai aiutato qualcuno oggi?

8. In che modo sei stato aiutato oggi?

9. Dimmi una cosa che hai imparato oggi.

10. Quando è che sei stato più felice oggi?

11. Quando ti sei annoiato oggi?

12. Se arrivasse in classe una navicella aliena e dovesse portare via qualcuno, chi vorresti che rapisse?

13. Con chi vorresti giocare all'intervallo con cui non hai mai giocato prima?

14. Raccontami qualcosa di positivo che ti è capitato oggi.

15. Quale parola ha ricevuto più spesso la tua maestra oggi?

16. Cosa credi che dovresti fare/imparare di più a scuola?

17. Cosa credi che dovresti fare/imparare meno a scuola?

18. Con chi credi dovresti essere più gentile in classe?

19. Dove giochi più spesso a ricreazione?

20. Qual è la persona più divertente della tua classe? Perché?

21. Cosa hai preferito mangiare a pranzo?

22. Cosa faresti se fossi tu l'insegnante?

23. C'è qualcuno nella tua classe che ha bisogno di una pausa?

24. Se potessi fare a cambio con il posto di qualcuno in classe quale sceglieresti? Perché?

25. Raccontami di tre volte in cui hai usato la matita oggi.

*****

Le risposte migliori mi sono arrivate con le domande 12, 15 e 21. Domande con parole come "alieno" forniscono al bambino un'occasione meno minacciosa di dire chi non gli piace nella classe, e a te di discutere del perché, potenzialmente scoprendo alcune problematiche di cui non eri al corrente.

E le risposte che si ottengono talvolta sono sorprendenti. Quando una volta chiesi la numero 3, scoprì che uno dei miei figli non voleva più stare vicino di banco con il suo migliore amico - non perché volesse essere cattivo o bullo, ma nella speranza di potere lavorare un po' anche con qualcun altro.

Mano a mano che i miei figli crescono, so che dovrò lavorare sempre più duro per sapere le loro cose - ma so che ne varrà sempre la pena.

 

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